Manifesto ideologico
Scarica il Manifesto in formato doc, pdf.
L'Associazione CoHabitando aps si rivolge a tutti i liberi cittadini, alle associazioni, ai club, alle organizzazioni, agli enti pubblici e privati e a tutte le forme aggregative che, in questo particolare momento storico, avvertono l'esigenza, il bisogno e l'urgenza di favorire e sviluppare una nuova sensibilità ecologica e sociale. L'intento è quello di far prendere definitivamente coscienza circa la necessità, non più rinviabile, di orientare le scelte personali e sociali, in primo luogo, le scelte politiche, in un secondo tempo e conseguentemente quelle economiche, ad un modello di sviluppo finalmente sostenibile e socialmente equo. La profonda crisi di valori e di prospettive che sta oggi bloccando le società occidentali (e non solo) basate sul consumo di massa, in netto e stridente contrasto con l'ottimismo oltranzistico e di facciata di un capitalismo stanco e provato, (ma tutt'ora attivissimo e predominante) non può non essere addebitata alla erronea impostazione secondo cui "tutti" debbano possedere "tutto" e che quei "tutti" debbano essere un numero elevatissimo su tutto il globo affinché il meccanismo commerciale che regola il sistema non abbia ad incepparsi. Il teorema secondo cui la produzione di massa abbia dato benefici all'umanità in termini di progresso, di miglioramento della qualità della vita, di arricchimento culturale e sociale, prima ancora che materiale e di abbattimento dei costi di produzione e dei prezzi, sembra finalmente smentito in modo clamoroso dalla realtà quotidiana e dai fatti. Un modello simile, non tenendo conto dei costi ambientali e della limitatezza delle risorse su cui è basato, infatti, non è che una fortezza di cemento armato costruita senza fondamenta su una spiaggia, in riva al mare. Un modello assolutamente non sostenibile, per di più incentrato su ideologie politiche e sociali in netto contrasto con le leggi della fisica e con la natura stessa dell'essere umano che, ben lontano dal poter essere considerato un "animale" individualista, al contrario ha avuto la meglio nel corso di milioni di anni di evoluzione su tutte le altre specie presenti sulla terra proprio grazie alla sua innata tendenza al gruppo, alla socialità ed alla solidarietà reciproca ed alla cooperazione . Ecco, dunque, che la nostra società combatte oggi con ricorrenti ed apparentemente incomprensibili fenomeni depressivi e schizofrenici, a carattere assolutamente individuale ma pericolosamente "trasversali" a tutte le classi sociali ed a qualunque contesto. Il disagio della gente, anche quando non sia così grave da dover essere oggetto di cure mediche, è ormai cronico, palpabile ed in fase ascendente. Ed è un disagio che stride con l'apparente benessere delle nostre società, con le nuove frontiere della scienza e della tecnologia, con quella generalizzata tendenza alla cancellazione di realtà quali la fatica e il dolore, anche nelle loro forme più irrilevanti (ad esempio, i climatizzatori d'estate ed i caloriferi d'inverno, rendono le nostre case delle vere e proprie oasi in cui si gode di un clima ideale tutto l'anno, senza il minimo rischio di essere disturbati dal caldo o dal freddo, indipendentemente dalla loro reale intensità e sopportabilità). La nostra civiltà sembra essere salita, un paio di secoli fa, all'alba della rivoluzione industriale, su una macchina del tempo che l'ha lanciata (allo sbaraglio) nello spazio, verso il futuro, ed ora in quello spazio ed in quel futuro si è persa. L'uomo, dismesse le pelli di leone, le toghe, le sete e i broccati che per migliaia di anni lo avevano accompagnato e vestito in un lento cammino verso un progresso sostenibile e motivante, ora si sente perduto nella sua "tuta spaziale", tanto perfetta, rassicurante ed indispensabile da non poter essere rimossa per nessun motivo. Il "tutto per tutti" non ci ha resi liberi e felici; al contrario ci ha tolto la voglia di lottare per avere qualcosa che a quel "tutto" potesse almeno somigliare ma che fosse comunque una libera scelta, non una imposizione del sistema o, peggio, una conseguenza inarginabile della debolezza del genere umano e della sua regressione, del suo imbarbarimento, delle sue sempre minori qualità, ambizioni e capacità. CoHabitando non è, tuttavia, una setta di predicatori del pentimento, del digiuno e dell'astinenza, né condanna aprioristicamente il progresso e la tecnologia. Né, tanto meno, intendiamo demonizzare l'industria ed il commercio o proporre boicottaggi di alcun genere. L'emergenza che ci preme fronteggiare, al contrario, è quella correlata all'aspetto sociale di questi fenomeni, proponendo un modello di sviluppo che possa essere svincolato dalle utopie ambientalistiche o da un futurismo esasperato e che, invece, possa essere applicato alla realtà e messo in pratica in tempi brevi, da chiunque, senza privazioni e rinunce di "stampo francescano" e senza eccessive illusioni. La nostra mission è, dunque, quella di coniugare in un solo grande progetto (opportunamente frazionato in molteplici iniziative, attività, moduli formativi, eventi, seminari, etc.) aspetti ambientalistici ed aspetti sociali, individuando e suggerendo alla società civile alcune buone pratiche per uno sviluppo sostenibile (ecologia quotidiana, semplici azioni di ogni giorno per cambiare la propria vita ed il mondo). Riteniamo fondamentale, inoltre, ribadire con fermezza la preminenza dell'essere sull'avere (e quindi dell'uomo su tutto ciò che lo circonda e che egli ha eletto a sua proprietà privata) come unica fonte di salvezza per il genere umano e per il pianeta.
La strategia che abbiamo individuato per un concreto e tangibile approccio allo sviluppo sostenibile è, dunque, quella del cohousing , un modello che prevede la costituzione di piccole "comunità" di persone (amici di vecchia data, parenti, colleghi di lavoro, etc.) che, a seguito di una scelta di vita libera, consapevole e non vincolata a motivazioni religiose, spirituali o politiche, decidano di voler abitare insieme in un eco-villaggio improntato alla sostenibilità, all'autoproduzione energetica e alimentare (ove e quanto più possibile), all'integrazione reddituale attraverso l'erogazione di servizi all'esterno (es. piccola ricettività, piccola ristorazione, etc.) ed alla autoprestazione (piccole riparazioni, manutenzione, etc.) La condivisione di spazi, attrezzature e servizi consente un notevole risparmio economico ed energetico e rappresenta quel veicolo di socializzazione e di motivazione che il modello attuale sta ostacolando e spesso pregiudicando (nelle grandi città, ad esempio, la proposta di spazi e servizi comuni è troppo allargata ed estesa ad un numero troppo elevato di utenti per offrire al singolo cittadino / utente almeno l'illusione del possesso, così da determinare atteggiamenti conflittuali più che di vera condivisione). La nostra propensione (elemento che ci differenzia dai sostenitori di un cohousing "classico") verso la formazione di piccole "comunità" (formate da 6-12 nuclei familiari ciascuna, fino ad un massimo di 20) scaturisce anche dalla constatazione che le attuali società e città costituite da milioni di individui siano la causa principale del disagio e del senso di inadeguatezza che affligge l'uomo moderno. Premesso che la nostra idea di comunità è ben distante dallo stereotipo "fricchettone new-age" anni '70 o dalle comuni spirituali chiuse in se stesse nell'ostentazione di un netto rifiuto del sistema e della società, l'idea di restituire in eco-villaggi di cohousers quell'antica atmosfera familiare tipica dei borghi, in cui ci si conosce, si coopera e ci si fida l'uno dell'altro, è alla base del nostro progetto. Il recupero di antiche borgate e di paesi abbandonati, peraltro, rientra nel novero delle strategie promosse da CoHabitando al fine di arginare quanto più possibile la costruzione di nuovi "ecomostri" in favore del recupero del patrimonio architettonico, culturale, storico ed artistico preesistente. La sfida, cui non diamo tempi né limiti, è quella di oltrepassare l'attuale concezione residenziale dei maxicondomini da duecento e più famiglie, modello la cui provata insostenibilità ha dato vita, ad esempio, al modo di dire "pacifico e calmo come un'assemblea di condomino", sostituendo ad esso il modello dell'eco-villaggio "a misura d'uomo", in cui ciascuno ha il suo spazio privato (in linea con le proprie esigenze) e mantiene il proprio patrimonio personale ed i propri impegni lavorativi e personali ma, al contempo, è parte di un grande processo di sviluppo democratico, "sfrutta" gli spazi e le attrezzature comuni per ridurre i propri costi / consumi nonché l'impatto e l'impronta ecologica della propria esistenza e si sente partecipe di un grande progetto comune, quindi non più solo di fronte ai problemi della vita. Ovviamente questo modello necessita di un apporto formativo e di un sostegno teorico e pratico, nonché di un lavoro di formazione e motivazione dei gruppi di potenziali cohousers, di consulenza e di assistenza in tutte le fasi del progetto ed oltre. Aver costituito un'associazione, per noi che vorremmo essere utenti finali di questa iniziativa (cohousers), significa riconoscere l'impossibilità di operare questo genere di scelte in forma individuale e, soprattutto, comprendere che non avrebbe senso ritagliare per se stessi una "fetta di salvezza" all'interno di una società destinata allo sfascio; al contrario, il senso di questa scelta è proprio quello di esserne costantemente ed orgogliosamente testimoni presso gli altri, oltre che artefici. La costituzione e l'implementazione costante di un pool di esperti e formatori (architetti, avvocati, notai, psicologi, insegnanti, scienziati, intellettuali, amministratori, etc.), nonché l'individuazione di partners ideologici ed operativi (scuole ed istituti, aziende, associazioni, etc.) rappresenta la base di partenza del lavoro svolto da CoHabitando ed è un patrimonio da capitalizzare al fine della riuscita del progetto.
L'associazione CoHabitando si propone di stabilire ed intensificare i rapporti con le istituzioni, con tutte le associazioni, organizzazioni ed enti espressione della società civile, a partire da quelli locali, nella convinzione che solo l'unione di più forze possa contribuire al raggiungimento degli obiettivi. Saranno inoltre perseguiti accordi di intesa e promosse iniziative comuni con i movimenti vicini per idee o affinità o "complementari", al fine di condurre insieme campagne di sensibilizzazione e di opinione, nel pieno rispetto della legalità democratica. Il referente principale di CoHabitando è dunque la società civile e gli individui che la compongono. Tutti, indistintamente, perché ciascuno si faccia responsabile delle proprie azioni, del proprio stile di vita e, soprattutto, dei propri consumi. Come già scritto, infatti, CoHabitando non predica boicottaggi alle aziende o astensioni e scioperi dei consumatori (benché a volte necessari ed utili), ma fortemente ribadisce l'urgenza di educare la gente ad un consumo critico, sostenibile, consapevole e responsabile, che tenga conto del ruolo fondamentale del consumatore in una società che deve fare un definitivo passo in avanti verso il futuro. Per CoHabitando consumare responsabilmente significa essere consapevoli che ciascuno di noi porta in tasca e nel portafogli un'arma devastante e pericolosa, l'unica che ci è concesso portare in giro senza alcun porto d'armi, ma non per questo meno micidiale delle altre: i soldi. Non sono il demonio, i soldi, ma gli assomigliano molto e come lui istigano e "tentano" ogni giorno milioni di persone in tutto il mondo ad un consumismo eccessivo, sfrenato e dissennato, tale da incrementare un sistema basato sulla crescita esponenziale e sul mantenimento di un trend positivo che non può essere infinito. Un sistema cui non basta il mantenimento di determinati livelli e standard ma che, per sua stessa natura, è obbligato a giocare sempre e soltanto al rialzo. è per questo che i cambiamenti e l'accelerazione registrati negli ultimi duecento anni non sono neppure lontanamente paragonabili a quelli attuati nella storia plurimillenaria dell'essere umano (in realtà più che di migliaia si parla di milioni di anni). Dalla rivoluzione industriale in avanti, infatti, il progresso, che fino ad allora aveva avuto maggiori contatti ed affinità con la scienza e con la cultura, ha sposato definitivamente l'economia ed il capitalismo consumistico e da questi si è fatto traviare. Né è così risultata un'accelerazione repentina e violenta che ha ridotto le distanze, bruciato le tappe e trasformato un'insieme armonico di società evolute e raffinate in una tribù globale (globalizzata) e tecnologica che calpesta tutto ciò che non le si assoggetta e che fagocita tutto ciò che la circonda. Sembra un sistema impossibile da sovvertire, ma in realtà è molto più debole e precario di quanto non si sforzi di sembrare; la sua sopravvivenza, infatti, è legata ai comportamenti dei milioni di individui che lo compongono e ad essi dimostra molta minor deferenza e rispetto di quanto non dovrebbe. Un ottimo esempio al riguardo, in Italia (e non solo), è rappresentato dall'introduzione dell'Euro e dalle sue drammatiche conseguenze in termini di potere d'acquisto. Un ottimo esempio perché ha dimostrato con chiarezza quanto sia in assoluto difficile comprendere le dinamiche ed il significato dei prezzi. Se fosse vero, infatti, che "massificando" i consumi si potessero gestire i costi dei prodotti e dei servizi e, ancor più, che le produzioni a maggior tasso di tecnologia sono le più soggette a questa dinamica (un nuovo prodotto tecnologico alla sua immissione sul mercato ha prezzi proibitivi, poi subisce un calo deciso e costante sino al suo ritiro dal mercato a favore della generazione successiva del prodotto stesso), come si spiegano le clamorose oscillazioni dei prodotti alimentari, della verdura, delle materie prime (che, anzi, al miglioramento delle tecnologie produttive dovrebbero calare)? La risposta è semplice e ovvia: i costi delle merci, una volta approdati ad un sistema complesso come quello della Comunità Europea, non rispecchiano più il reale valore delle merci e la contingenza del momento (cattive stagioni, scarsa disponibilità, fattori distributivi, etc.), quindi una serie di fattori microeconomici propri del territorio, ma variano in funzione di scostamenti macroeconomici su scala globale e seguono meccaniche e modalità imposte dalla politica, dagli accordi internazionali, dalle incentivazioni e disincentivazioni imposte a monte. Ecco perché i nostri soldi rappresentano un'arma, dunque. Ed ecco perché il sistema internazionale, per farci "rigare dritto" ha bisogno di sostituire (o di integrare) l'antico "ricatto" della divinità che ci osserva e ci giudica dall'alto con un più moderno spauracchio fatto di terSiteMapismo internazionale, di "stati canaglia" e di armi non convenzionali (che possono colpirci da subito e dal basso...) per distoglierci da considerazioni ovvie, semplici e pericolose e per istigarci al consumo sfrenato come unica via di salvezza per una società che voglia mantenere inalterati o addirittura migliorare i suoi standard ed i privilegi acquisiti. Quello che CoHabitando chiede alla società civile è pertanto uno sforzo di lucidità e di lungimiranza tesi non al rifiuto del sistema, ma bensì alla formulazione di una risposta chiara e decisa, quanto più possibile univoca ed improntata al raggiungimento di quel modello equo e sostenibile che dovrebbe affermarsi da solo nelle coscienze, non dover essere sollecitato da terzi. CoHabitando non intende tuttavia imporre il suo modello ma, al contrario, chiede alla società e a tutti i suoi membri un dialogo costruttivo, costante ed urgente. CoHabitando chiede di riaffermare il predominio della società e della cultura sulla politica e della politica sull'economia, nonché del locale sul nazionale e del nazionale sull'internazionale e sul globale, ristabilendo una scala di valori che, dal basso delle piccole comunità, possa salire in alto e "guidare" (influenzare) la politica mondiale a scelte difficili, spesso impopolari, ma ormai impSiteMapogabili. La nostra idea della società, dunque, esula e si distacca da una visione globale (globalizzante) in cui tutti sono cittadini e consumatori e tutti (sulla carta) sono uguali, senza distinzione alcuna e senza alcun discrimine. La nostra società è costituita da un insieme di comunità eterogenee che riaffermano quotidianamente le proprie diversità quale punto di forza e di aggregazione, non come un limite o un disagio.
Premesso che CoHabitando è un'associazione apolititica ed apartitica, è nostra ferma convinzione che si debba creare un rapporto diretto tra la base degli elettori ed i loro rappresentanti nelle sedi istituzionali. La politica deve infatti ritornare ad essere in primo luogo l'esercizio disinteressato della corretta amministrazione della cosa pubblica, prescindendo dagli interessi di parte e considerando l'economia uno dei fattori da prendere in considerazione, non l'unico né tantomeno il più importante. Non ci interessa entrare nel merito di chi debba o possa essere eletto o come, né intendiamo sposare eventuali battaglie politiche in relazione ai sistemi da applicare, ma ci preme sottolineare che la nostra priorità è quella di ottenere dalla politica l'ascolto e l'accoglimento di istanze largamente condivise dalla cittadinanza in relazione all'ambiente, alle energie rinnovabili, allo sviluppo sostenibile, etc. Anche in questo CoHabitando non si pone in una condizione di conflittualità critica e di ostilità preconcetta nei confronti della politica e dei suoi esponenti. Intendendo la propria operatività come sostegno alla formazione di piccole comunità di cohousers e come costante promozione di tematiche ampiamente condivise e condivisibili, la superficie d'impatto di tali azioni rispetto alla politica non è tale da generare forti contrasti e traumi: al contrario, siamo convinti che un giusto approccio ed un costante e costruttivo confronto con le istituzioni in un'ottica collaborativa, possa rappresentare un elemento di successo in tempi medio brevi. è troppo comodo, infatti, sostenere che il potere sia corrotto e che chi governa lo fa in modo sbagliato, guardando soltanto ai propri interessi di parte. La realtà è che il governo (non soltanto quello del nostro paese, ma tutti i governi) non fa altro che assecondare i nostri desideri e le nostre ambizioni più bieche. Il fatto che ai vertici della nostra società ci siano sempre i più ricchi, i padroni dell'economia, non è un caso, ma è soltanto il riflesso del nostro modo comune di vedere la vita. Nessuno è ricco per caso; si diventa ricchi "incontrando" i desideri ed i gusti della gente e vendendo prodotti e servizi di loro gradimento. Si diventa ricchi raccontando le bugie che ciascuno di noi vuole sentirsi raccontare, vendendo un comodo presente in cambio di un futuro troppo remoto per essere preoccupante. Combattere queste illusioni cambiando stile di vita è l'unico modo per contrastare questi meccanismi. La vera democrazia dei nostri giorni, infatti, si manifesta nella constatazione che nessun potere politico può realmente ed in concreto imporci cosa fare o non fare. è certo che, in ogni modo, ogni giorno siamo pressati da messaggi forti, ossessivi e fortemente convincenti che ci spingono ad operare determinate scelte e a pensare in un certo modo, ma le decisioni finali, benché talvolta scomode, ci appartengono ancora, quasi sempre sofferte e non sempre reversibili. CoHabitando non intende esprimere un rifiuto categorico alle politiche internazionali di globalizzazione, né tantomeno alla creazione di nuovi soggetti aggregativi a carattere sovranazionale ed internazionale (es. Comunità Europea). Riteniamo fondamentale, invece, operare un netto distinguo tra le cause e gli effetti di questi processi e scremarli dalle componentistiche squisitamente ideologiche, demagogiche e politiche. Se globalizzare significa adoperarsi per il bene di tutte le popolazioni e di tutte le aree del mondo, introducendo tecnologie e pratiche moderne, funzionali e sostenibili, nel rispetto delle culture, delle tradizioni, delle biodiversità e dei principi di autodeterminazione, CoHabitando è pienamente favorevole. Se, al contrario, la spinta globalizzante non rispecchia altro che la necessità delle multinazionali di acquisire nuovi mercati, di sfruttare ulteriori giacimenti di materie prime e di ridurre la capacità concorrenziale della piccola e media impresa introducendo normative, limitazioni e certificazioni inutili e costose, il nostro NO è fermo ed irremovibile ed è lo stesso NO che diciamo nel piccolo dei nostri territori agli amministratori locali di fronte a scelte dettate dalla convenienza di pochi e non dal bene comune.
Come già illustrato CoHabitando non è contraria all'economia intesa come strumento per creare e distribuire reddito e benessere. Non siamo i nemici giurati del capitalismo, né riteniamo di dover sostenere che si debba impedire agli imprenditori onesti di trarre il giusto ed onesto profitto dalla propria attività. Tuttavia fortemente ci battiamo affinché i limiti alla libertà imprenditoriale ed alla profittualità delle loro imprese siano chiaramente indicati dalla politica in funzione del bene comune ed in linea con gli interessi di durevolezza e di sostenibilità della produzione. Limiti che, del resto, attengono primariamente al buon senso, all'onestà, alla sensibilità ed all'amore per se stessi, per il proprio territorio e per i propri simili. Il grande bluff operato dall'industria, con l'involontaria ingenua complicità dei movimenti ambientalisti negli anni '70-'90, infatti, è stato quello di mettere in atto uno slittamento di interesse dal piano meramente personale (la mia persona, i miei vicini, il mio ambiente) a quello generale (l'uomo, gli animali, la natura), depersonalizzando ed astraendo un concetto che, invece, parte da noi stessi e si estende verso l'esterno in modo graduale, lento e spesso assolutamente parziale. Questo atteggiamento, da un lato ha scaricato gli imprenditori meno avveduti dai residui sensi di colpa per il proprio operato sul territorio, dall'altro ha distratto la gente dal proprio ruolo di "sentinella ambientale" in ambito locale, riscattando il disagio del costante impatto con un ambiente degradato attraverso la fornitura di gadgets tecnologici affascinanti e talvolta in grado di bonificare (ancorché parzialmente) il proprio habitat personale, a discapito di tutto ciò che ci circonda. è nostra ferma convinzione che possa e debba esistere un'economia sostenibile e che, addirittura, si possa affermare in futuro un "capitalismo etico" che sappia tener conto di fattori ambientali e sociali nell'ambito delle proprie politiche e strategie e che non sia più disposto ad intraprendere "scorciatoie" che possano mettere in pericolo la natura, gli esseri umani ed il futuro. Ed è proprio a questi nuovi soggetti che CoHabitando si rivolge per portare avanti il proprio progetto attraverso partneships, convenzioni, compartecipazioni ed "alleanze" per la creazione di una vera ed autentica lobby ambientalista, etica e solidale che sappia cambiare il mondo partendo dal piccolo e dal basso. Tutto questo sarà possibile soltanto quando la famosa "mano invisibile" teorizzata da Adam Smith oltre 250 anni fa smetterà le sue frequentazioni con i grandi gruppi di potere che in quegli stessi secoli hanno tentato (spesso riuscendoci) di influenzarne l'operato, e sarà tornata ad essere quel fattore di autoregolamentazione che, secondo la teoria, renderebbe l'economia libera dal controllo politico e dalla necessità di interventi esterni. CoHabitando sostiene, al contrario, l'assoluta necessità di un controllo politico sull'economia; l'equilibrio dei mercati, infatti, ed i meccanismi di determinazione dei prezzi, non potranno più esimersi da considerazioni ambientali ed etiche ed il prezzo finale dei prodotti dovrà valutare tutte le componenti in gioco: il vero costo delle materie prime, la loro qualità e le conseguenze della produzione sull'ambiente e sull'assetto sociale, le ripercussioni dell'utilizzo sulla salute del consumatore, le problematiche connesse allo smaltimento del prodotto dopo il suo uso. Oggi gran parte di essi ricade invece sull'intera società .
Essere ambientalisti, per noi, significa molto di più che batterci quotidianamente per la natura, gli animali, le piante ed i fiumi da salvare. Medice, cura te ipso, dicevano i nostri antichi (e saggi) padri latini. Niente di più vero, soprattutto quando si discute di salvaguardia dell'ambiente. è vero, la salvaguardia e la conservazione del patrimonio ambientale, devono essere considerati obiettivi primari e, in quanto garanzia di sviluppo e progresso per tutte le generazioni future, acqua, aria, mari, fiumi, boschi, prodotti agricoli, vanno difesi strenuamente e con ogni mezzo da tutti i tentativi d'inquinamento e distruzione, nonché da tutti i fenomeni di illegalità e di criminalità organizzata tendenti ad annientarli. Non possiamo farlo da soli, tuttavia, né avrebbe senso illuderci che questo si possa fare senza operare un cambio di vita deciso e senza puntare sui bambini, sui ragazzi, sui giovani e non a caso. Sono loro che dovranno (ri)pulire e salvare il mondo e sapranno farlo soltanto se inizieranno i loro sforzi partendo da loro stessi, dalle proprie coscienze, dalle proprie abitudini, dalle proprie aspettative, dal modo di vivere di ogni giorno. Non pochi "colleghi" ambientalisti, nel corso degli anni, hanno tentato di convincerci che il mondo sia fatto di buoni e di cattivi. Di cattivi che inquinano, distruggono e mettono in pericolo il mondo e di buoni che si sforzano di ripulirlo e di conservarlo, armati di buona volontà e di bandiere e vessilli multicolore. C'è molto amore nelle loro azioni e sincera buona fede, ma troppo spesso mancano (se non altro) di autocritica e la loro analisi rimane il più delle volte superficiale ed approssimativa. Che il mondo vada a rotoli lo vediamo tutti ogni giorno, senza il bisogno che qualcuno ce lo ricordi; non farlo, tuttavia, sarebbe un crimine grave ed imperdonabile, una forma di "complicità" che i nostri colleghi ambientalisti di sicuro non praticano (cosa di cui gli rendiamo pienamente il merito). L'aspetto su cui tentiamo di far luce, tuttavia, è quello della sottile ipocrisia che domina costantemente i pensieri e le azioni (ma anche le parole, le opere, le omissioni...) del genere umano e della società moderna. Professarsi ambientalisti, infatti, dovrebbe implicare un grado di coscienza ed un comportamento eco-compatibili che difficilmente chiunque di noi può davvero permettersi, nella pratica quotidiana. Ma vale anche in questa circostanza il vecchio adagio "meglio poco che niente"? è ammissibile, di fronte alla tematica del futuro del mondo, fare soltanto qualcosa piuttosto che non fare nulla? In medio stat virtus, dicevano anche, ma i nostri antichi padri latini non conoscevano certo il livello di degrado e di pericolo cui dobbiamo oggi concretamente ed urgentemente fare fronte. Cosa significa per noi fare ambientalismo, dunque? Esiste qualcosa di più concreto del ripulire periodicamente spiagge, prati e montagne, del disincagliare orche e balene arenate, del proteggere la flora e la fauna in apposite oasi attrezzate, dell'assaltare petroliere, dell'incatenarsi sui binari per impedire il passaggio di treni carichi di scorie? C'è qualcosa in più che si può fare o, più correttamente, qualcosa di diverso? Forse. E sicuramente si può e si deve fare non in alternativa a tutto questo, ma a complemento e a corredo, perché noi non ci porremo mai contro nessuno che faccia ambientalismo, qualsiasi sia il modo (lecito) in cui questi lo fa. è nostra ferma convinzione che essere ambientalisti oggi significhi ribaltare completamente i vecchi schemi e gli stereotipi che per decenni ci hanno portati a travisare ed a fraintendere il ruolo di chi volesse davvero operare in favore dell'ambiente. Ne siamo certi, infatti: l'ambiente si salverà da solo e ci caccerà a calci nel sedere se non sapremo cambiare rotta e comportarci meglio! Non è l'ambiente il malato da salvare, ma noi stessi e le nostre pessime abitudini. CoHabitando intende dunque orientare la propria attività verso la formazione, la sensibilizzazione e l'informazione ambientale, lavorando in modo costante al ripristino di una vera coscienza eco-compatibile per un futuro davvero sostenibile. Ragionare sull'ambiente, sull'inquinamento e sulle minacce che questo comporta e farlo partendo dalle immagini del petrolio scaricato in mare da una qualche petroliera, significa (secondo noi) ignorare la natura stessa dell'inquinamento e lavorare sugli effetti, non sulle cause che lo hanno generato. Pensare, poi, che l'inquinamento sia un problema che si manifesti esclusivamente al di fuori dei nostri corpi e delle nostre menti, significa essere ormai irrimediabilmente preda dei suoi effetti, dimenticando che la prima forma e manifestazione di questo problema è assolutamente dentro di noi, nella nostra carne e nei nostri cervelli! No, non è così. Se applicassimo anche in questa occasione le regole dell'egoismo e dell'egocentrismo che ci caratterizzano in ogni nostro aspetto, sapremmo per certo che, mai come in questo caso, il genere umano, è assolutamente al centro della questione. L'inquinamento ed il degrado ambientale sono fenomeni che riguardano direttamente ciascuno di noi, non soltanto chi li determina direttamente; ogni volta che non ce ne accorgiamo dimostriamo in modo palese quanto elevato sia il grado di inquinamento e di degrado delle nostre menti e dei nostri cuori. Ecco allora il nostro messaggio ambientalista: "cambiamo noi stessi e il mondo cambierà di conseguenza!" Non ci sembra di esagerare quando affermiamo con certezza che L'AMBIENTE SIAMO NOI, che salvare un cucciolo di foca monaca o di panda (atti nobilissimi e degni di collaborazione e di rispetto) non ci esima dall'obbligo di effettuare, giorno dopo giorno, le scelte più giuste ed eco-compatibili. Non crediamo di poter essere smentiti se ci dichiariamo convinti che le nostre menti siano l'unico mezzo veramente necessario per salvare il mondo, più dei nostri soldi, più di troppe inutili parole e di proclami antisonanti e sterili.
Per sviluppo sostenibile si intende "far sì che esso soddisfi i bisogni dell'attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere alle loro". "Lo sviluppo sostenibile, lungi dall'essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l'orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali" . Quella del 1987, scritta a chiare lettere nel rapporto sull'ambiente della Commissione Brundtland, è la prima definizione storica di sviluppo sostenibile. Non si tratta di un'utopia ambientalista, ma di una linea retta dalla quale l'umanità si è drammaticamente distaccata nel corso degli ultimi duecento anni dopo averla percorsa, più o meno consapevolmente e diligentemente, per milioni di anni. Non riavvicinarsi gradualmente ma con decisione al tracciato (fin troppo evidente) di questa linea significherebbe determinare l'estinzione del genere umano, trascinando nel nostro destino, volendo essere cauti e non indulgendo nel catastrofismo, centinaia di specie animali e vegetali. Lottare per lo sviluppo sostenibile significa dunque battersi per la conservazione della razza umana e dell'ambiente e non accettare più allettanti compromessi per la felicità ed il benessere odierni a discapito del futuro e delle generazioni a venire. CoHabitando intende promuovere tutte quelle azioni in grado di iniziare un processo di riconversione dei nostri modelli di sviluppo, iniziando dalle persone, dalla società civile e dal piccolo delle nostre famiglie. Lo sviluppo sostenibile, infatti, inizia in ciascuno di noi, nel piccolo dei nostri gesti quotidiani, nelle nostre abitudini, nelle nostre scelte ed azioni di ogni giorno, in tutte quelle manifestazioni cui non diamo peso e non potrà mai rappresentare un traguardo imposto dalla politica e dalle leggi; l'unica via per conseguirlo sarà dunque la formazione e l'informazione costante e la creazione di forme aggregative che accelerino il processo di autocoscienza degli individui e che li "costringano" (amorevolmente ed in modo naturale) a ritrovare il segno di quella linea retta che avevano smarrito. CoHabitando individua nel cohousing una delle strategie aggregative in grado di raggiungere risultati concreti verso la sostenibilità, tanto più se la formazione di piccole comunità a livello locale che sappiano attuare questa strategia e studiarne di nuove, saprà essere d'esempio, di stimolo e d'aiuto sul piano regionale, nazionale ed internazionale. CoHabitando ritiene quindi di focale importanza che si crei un network ed una task force che coinvolga la società civile, la politica e l'economia in un tavolo di concertazione ed in un laboratorio permanente per lo studio, la progettazione e l'attuazione sistematica di queste strategie. Allo stato attuale (secondo stime del 1999) la nostra Italia ha una impronta ecologica (ecological footprint) pari a 4.2, a fronte di una capacità biologica (biological capacity) di 1.3 ettari pro capite, con un deficit ecologico (ecological deficit) di 2.9, il che significa che la nostra popolazione sta consumando più di "3 italie"! Questo dato è ancora più allarmante se raffrontato alla biocapacità media mondiale che è di 1.9 ettari pro capite. Non siamo i consumatori più accaniti del globo (se escludiamo Singapore e Hong Kong, i cui dati sono decisamente fuori parametro, gli USA hanno un deficit ecologico di 3.6, a fronte di un territorio immenso, il Belgio addirittura di 3.7 e prima di noi ci sono almeno altre 6 nazioni); ma se riflettiamo sul dato che emerge dai cosiddetti paesi in via di sviluppo (Egitto 1.0, Nigeria 0.9, Etiopia ed India 0.3, e la media mondiale di deficit pari a 0.7) ci rendiamo chiaramente conto che stiamo mangiando e consumando anche la terra degli altri, oltre alla nostra e, peggio ancora, anche la terra dei nostri figli ! Secondo Mathis Wackernagel nel 1961 l'umanità usava soltanto il 70% della capacità globale della biosfera, ma è arrivata al 120% nel 1999 e sta andando oltre. Questi dati non sono la fotografia reale della situazione e, sebbene estremamente allarmanti, rappresentano una sottostima del problema e non tengono conto, nel loro metodo di calcolo, di fattori estremamente importanti ma impossibili o molto difficili da quantificare. Ignorare questi dati, però, significherebbe (e significa) nascondere la testa sotto la sabbia ed aspettare che sia il nostro pianeta a metterci di fronte alle nostre responsabilità, innescando un confronto che non potrà più essere dialettico e razionale ma che si sposterà sul piano della mera lotta per la sopravvivenza, costringendoci a far fronte ad un destino irreversibile ed impossibile da pronosticare.
CoHabitando sostiene con forza la necessità di sostenere e promuovere la ricerca scientifica e l'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili benché ancora non del tutto efficaci, insufficienti e relativamente costose. A fronte di investimenti pubblici ancora non sufficienti ed osteggiati dalle multinazionali del petrolio e delle energie tradizionali, le piccole e medie imprese ed i privati debbono essere spinti a scommettere e ad investire sulle nuove tecnologie, alleggerendo gradualmente la richiesta di energia e di tecnologie "classiche". Ancora una volta l'unica strategia da attuare è quella di promuovere presso la cittadinanza l'urgenza di cambiare, facendo leva sul senso civico di ciascuno e sui vantaggi che sicuramente potranno derivare dall'investimento nelle fonti energetiche rinnovabili e nelle nuove tecnologie. Ancora nel rapporto Brundtland si legge: "Il concetto di sviluppo sostenibile comporta limiti, ma non assoluti, bensì imposti dall'attuale stato della tecnologia e dell'organizzazione sociale alle risorse economiche e dalla capacità della biosfera di assorbire gli effetti delle attività umane. La tecnica e la organizzazione sociale possono però essere gestite e migliorate allo scopo di inaugurare una nuova era di crescita economica". Credere nella tecnologia non significa dunque attendere passivamente i frutti di un progresso finalmente sostenibile, ma deve invece coincidere con uno sforzo personale, a tutti i livelli, in favore di azioni già oggi possibili (ancor più che nel 1987, all'indomani del Rapporto Brundtland e della Dichiarazione di Bergen sullo Sviluppo Sostenibile del 1990) benché non ancora sufficiente e, spesso, non ancora economicamente conveniente.
Aderire a CoHabitando significa dunque soprattutto questo: avere voglia di cambiare il mondo (fosse soltanto il piccolo universo di un paese, di un quartiere o di una città) senza credere che questo sia possibile senza modificare radicalmente (ma non drammaticamente) le abitudini, i desideri e le aspettative di ciascuno. Qualcuno sostenne, all'inizio della rivoluzione industriale, che il vero progresso si ha quando i suoi frutti diventano accessibili a tutti; il vero progresso, invece, sarà tale soltanto quando i suoi risultati saranno perseguibili da tutti, sempre e per sempre, grazie a processi produttivi ed energie rinnovabili e non recheranno danni irreversibili all'ambiente, alle persone, agli animali. Andare in avanti significa poter voltarsi indietro e non dover rimpiangere alcunché, consci che il futuro non sarà peggiore in nessun senso e che gli eventuali miglioramenti saranno alla portata di tutti e di tutte le generazioni a venire. Quando l'umanità avrà raggiunto questo risultato il mondo sarà salvo e sarà finalmente possibile parlare di uno SVILUPPO SOSTENIBILE, eco-compatibile ed equo. Questo è il nostro ideale ed il ruolo di ciascuno di noi è quello di adoperarsi in ogni modo perché questo non sia e non resti soltanto il sogno di una generazione capricciosa ed ingrata...